Diciannove.

Il declino degli Asburgo nella guerra dei Trent'anni.


86. Le origini della guerra.

   Da: H. R. Trevor-Roper, Il Rinascimento, Laterza, Roma-Bari,
1987

 Al di l dei motivi occasionali che provocarono la guerra dei
Trent'anni, come la rivolta boema e gli scontri religiosi in
Germania, la reale causa  del conflitto  da riscontrarsi, secondo
lo storico inglese Hugh Redwald Trevor-Roper, nella politica
aggressiva dell'impero spagnolo. Circondati da nazioni protestanti
in grande ascesa, come Olanda ed Inghilterra, timorosi di veder
vanificata la supremazia che ancora possedevano in Europa, gli
spagnoli pensarono di legittimare questa superiorit con una
guerra vincente, che avrebbe invece rappresentato l'inizio della
loro definitiva sconfitta.


   Perch scoppiano le grandi guerre? Lo schema si  ripetuto pi
volte nella storia. Vediamo una pace generale, apparentemente
gradita a tutte le potenze. Ma sotto questa pace scorgiamo la
paura e il sospetto che costantemente la minacciano. Nessuna
potenza vuole la guerra, ma ciascuna teme che qualche incidente,
turbando il precario equilibrio di potere, scateni la guerra.
L'atmosfera  carica di tensione e pertanto una scintilla pu
scatenare un incendio che coinvolge il mondo intero. [...].
   Infatti, anche la guerra dei Trent'Anni fece seguito a un
periodo di pace generale, ancorch precaria. La pace era generale
perch tutte le potenze la volevano: l'ultima guerra generale le
aveva tutte impoverite ed estenuate. Ma era anche precaria perch
l'Europa era piena di tensioni irrisolte. Due grandi ideologie
ostili, il cattolicesimo e il protestantesimo, incrinavano la sua
coesione. Protestanti e cattolici erano profondamente sospettosi
gli uni degli altri. Nei decenni precedenti il 1600 le potenze
protestanti erano scampate per un pelo alla riconquista cattolica.
Alcune, per la verit, erano state riconquistate. Quelle che erano
sfuggite sapevano che la loro libert non era ancora garantita:
esse dovevano difendersi contro un attacco improvviso,
prevenendolo, se necessario. Fortunatamente, anche se
individualmente deboli e disunite, esse contavano alleati anche in
campo cattolico. Infatti la divisione ideologica europea era
attraversata da un'altra, diversa, spaccatura: la divisione
politica. La protettrice del cattolicesimo era la monarchia
spagnola, il membro pi attivo della grande lega asburgica che
governava a Madrid e Lisbona, Bruxelles e Milano, Napoli e
Palermo, Vienna e Praga. La monarchia spagnola sfruttava le
ricchezze delle Indie Orientali e Occidentali ed esercitava il
proprio dominio sul papa. Ma tale dominazione non era rimasta
priva di conseguenze. Lo stato di soggezione in cui il papa era
tenuto dagli spagnoli aveva affrancato le coscienze dei nemici
politici della Spagna, e i protestanti europei trovarono a volte
sostegno nei cattolici anti-spagnoli: nella neo-restaurata
monarchia francese e in quegli stati d'Italia che avevano ancora
potere sufficiente per resistere all'egemonia spagnola sulla
penisola.
   L'Europa occidentale era perci piena di tensioni; ma anche
l'Europa centrale era nella stessa situazione. La Germania era un
mosaico di quasi quattrocento stati e citt in ciascuno dei quali
la religione poteva venir cambiata a piacere del governante. Le
conseguenze di questo fatto potevano essere di enorme portata.
L'ascesa al potere di un nuovo principe con una nuova religione,
anche in un piccolo stato, poteva alterare l'equilibrio
internazionale. Poteva anche cambiare la composizione di un
collegio elettorale e influenzare cos il risultato di
un'elezione. Infatti alcuni dei principi tedeschi erano elettivi.
I principi-vescovi della Renania, ad esempio, erano eletti dai
loro capitoli, il re di Boemia dalla sua Dieta. E l'imperatore
stesso era eletto da quei principi-vescovi, da quel sovrano
elettivo e da alcuni altri principi tedeschi che erano anche
elettori. Perci poteva accadere di tutto. Attualmente, la
situazione era sotto controllo. C'era un precario equilibrio di
potere in Germania. La pace di Augusta aveva legalmente
cristallizzato lo status quo nel 1555; uno status quo che ora
vedeva un membro della casa d'Asburgo, vecchio e senza eredi, sul
trono boemo e imperiale.
   Tale era la situazione europea nei primi vent'anni del secolo
diciassettesimo. Ovviamente esistevano dappertutto occasioni per
incidenti; ma se vogliamo scoprire un disegno in questi incidenti,
che appaiono altrimenti tanto confusi, dobbiamo sempre guardare
alla Spagna. Dopotutto, la Spagna era l'artefice della pace fra le
grandi potenze. Prima nel 1598, poi nel 1604, infine nel 1609, la
monarchia spagnola, finanziariamente dissestata ma ancora potente,
aveva successivamente chiuso le guerre di Filippo secondo con la
Francia, l'Inghilterra e l'Olanda. Fu sempre la Spagna a mantenere
la pace; e fu la Spagna, infine, a romperla. La guerra dei
Trent'Anni viene generalmente considerata una guerra tedesca. E fu
certo combattuta in Germania; ma furono gli Asburgo di Spagna che
dominarono i loro cugini di Vienna e di Praga, e fu la ripresa da
parte spagnola della guerra contro i Paesi Bassi nel 1621, a
trasformare la guerra tedesca, che avrebbe potuto essere breve e
localizzata, in una lunga e generale guerra europea. Fu
nell'interesse della Spagna che la guerra venne portata fino al
mar Baltico e al Mare del Nord; Wallenstein, che ve la port, era
generale delle truppe spagnole; egli combatt sulle sponde del
Baltico come ammiraglio di una flotta spagnola.
   Ne consegue che gli incidenti significativi, quelli che
realmente minacciarono la pace, furono tutti connessi con la
Spagna. Proprio come negli anni Trenta del nostro secolo, le zone
di pericolo si trovavano sulle frontiere della Germania e quelle
degli anni Cinquanta sulle frontiere della Russia e della Cina, le
zone di pericolo del primo decennio del secolo diciassettesimo
si situavano sulle frontiere del grande sistema asburgico che, in
quegli anni, era effettivamente diretto dalla Spagna. Senza dubbio
c'erano tensioni altrove; ma altrove era possibile circoscriverle
e soffocarle. Una rivolta nell'Italia meridionale o a Bruxelles -
e ci furono rivolte in entrambe - era destinata al fallimento.
Nessuna potenza straniera poteva intervenire. Ma ovunque le
frontiere o le vitali vie di comunicazione spagnole erano esposte
al resto d'Europa, l esisteva la possibilit che le rivolte si
estendessero e che incidenti anche banali causassero una
deflagrazione. Queste zone erano le zone di pericolo europee,
l'equivalente di Berlino, dell'Ungheria e della Corea di oggi.
[...].
   La guerra europea che scoppi nel 1621 non fu causata da
un'accumulazione d'incidenti, ma da decisioni umane. Tali
decisioni vennero prese a Madrid. In teoria, la guerra fu ripresa
perch la tregua di Anversa del 1609 [fra Spagna e Province Unite]
era scaduta; ma, in realt, sarebbe stato ovviamente possibile
prorogarla. Quella di non prorogarla fu una decisione
inequivocabile, presa deliberatamente. L'interrogativo che
dobbiamo porci : chi erano gli uomini che presero quella
decisione, e perch la presero? Io credo sia possibile trovare una
risposta a questo interrogativo. Erano il gruppo di alti
funzionari spagnoli giunti al potere a Madrid nel 1621; essi
scatenarono deliberatamente la guerra perch, a differenza dei
loro predecessori, ritenevano che la Spagna avrebbe avuto pi  da
guadagnare, o per lo meno meno da perdere, dalla guerra che dalla
pace. [...].
   Ma per quale ragione, potremmo domandarci, qualcuno, e in
particolare qualche statista spagnolo, doveva  esplicitamente
desiderare la guerra nel 1621? Non era forse vero che la Spagna
era stata costretta alla pace dalla pura e semplice impossibilit
di continuare la  guerra, dalla bancarotta finanziaria e dal
fallimento militare? E la pace, nonostante la sconfitta della
Spagna, non era forse stata una pace spagnola? E non era forse
vero che la Spagna aveva tratto pi profitto da quella pace, di
quanto non avesse mai tratto dalla guerra? [...].
   La risposta non  difficile da trovare: si trova nelle loro
stesse affermazioni. Possiamo riassumerla in poche parole. Questi
uomini erano convinti che, nonostante le apparenze, la Spagna
stesse perdendo la pace. Pu darsi che stesse vincendo sul fronte
politico; ma su un fronte pi ampio essa stava perdendo, e ogni
anno che passava accresceva la perdita. E questa perdita non
riguardava il territorio - il territorio spagnolo si era
costantemente allargato - n il semplice settore commerciale - il
commercio spagnolo non era mai stato granch. Era qualcosa di
portata assai maggiore. Sotto la facciata degli spettacolari
trionfi pacifici, l'intero modello di vita spagnolo era
insidiato. Era insidiato da una pi fortunata ideologia  rivale.
Per giunta, quasi ad accrescere l'umiliazione, questa ideologia
rivale aveva il suo quartier generale ad Amsterdam, la capitale di
quegli insubordinati, invincibili, imperdonabili eretici e
ribelli: gli olandesi. [...].
   Era l'ideologia della nazione opposta alla corte; dei
proprietari terrieri opposti ai magnati di corte, dei piccoli
mercanti opposti ai grandi monopolisti di corte; di quanti
pagavano le tasse contro quanti divoravano il pubblico denaro.
Questa ideologia era conservatrice, poich tali uomini
consideravano la corte come un'escrescenza proliferante: si
appellava alla storia passata contro il nuovo governo; era
nazionalista, giacch si opponeva a un sistema internazionale; era
antispagnola e anticlericale, giacch quel sistema era azionato
dalla Spagna e da Roma; e, contro lo sperpero vistoso della corte,
era puritana. Questa ideologia era stata repressa, anzi
difficilmente avrebbe potuto esistere, in Spagna e nell'Italia
spagnola: fermentava, sotto la vernice superficiale, in Francia e
in Inghilterra; ma a Venezia e in Olanda, in forme diverse, essa
dominava.  Contro Venezia e l'Olanda si appuntava pertanto tutto
l'odio dei burocrati spagnoli. Nel 1618, i governatori spagnoli in
Italia avevano voluto distruggere Venezia [tramite una congiura
sventata dal governo locale]. Erano stati bloccati in parte dalla
fermezza di Venezia, in parte dalla mancanza di appoggio da
Madrid. Nel 1621, essi erano ormai al potere a Madrid e erano
decisi a distruggere l'Olanda. [...]
   Possiamo cos rispondere al nostro interrogativo. La guerra dei
Trent'Anni, come guerra europea, non fu scatenata dagli incidenti
boemi e tedeschi che le diedero ufficialmente inizio. Questi
avrebbero potuto essere risolti, o quanto meno localizzati, al
pari di molti altri incidenti simili. Non fu neppure generata
dallo scadere della tregua di Anversa. Quella tregua avrebbe
potuto essere prolungata, come gli stessi belgi - nel cui
interesse, in apparenza era stata revocata - desideravano. Forse
nessuna guerra generale scaturisce mai da puri e semplici
incidenti. Le guerre generali scoppiano perch i governi delle
grandi potenze, o gli uomini alle loro spalle, scelgono la guerra,
sfruttano gli incidenti. [...].
   Rimane solo da dire che - come nel 1914 [anno d'inizio della
prima guerra mondiale], come nel 1939 [anno d'inizio della seconda
guerra mondiale] - questi uomini [gli statisti spagnoli] non
vinsero neppure la guerra. Cominciarono bene, naturalmente. Erano
preparati, mentre i loro nemici non lo erano. E avevano scelto il
momento giusto. Nei cinque anni che seguirono, la casa d'Asburgo
avrebbe ottenuto un trionfo dopo l'altro e gli statisti spagnoli
avrebbero sognato di dominare il Baltico e conquistare
l'Inghilterra. Ma poi, in modo lento, ma costruttivo, le altre
grandi potenze si risveglieranno; la guerra riveler nuove forze,
nuove tecniche; ancora una volta la Spagna sar costretta a
trattare la pace. Ma questa volta non sar la pace spagnola: sar
la fine della Spagna quale grande potenza.
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